Soranzo Fortunato, l'ideatore dell'attività, intendeva trasformare l'azienda, che allora produceva cereali, frutta, olio, vino e bestiame da latte, in una realtà specializzata nella sola produzione vinicola.
L'idea ebbe successo e fu poi seguita dal figlio Rodolfo, attuale proprietario, che avviò un programma volto a valorizzare la produzione diminuendo le rese e adottando, a partire dal 1990, la coltivazione biologica: allo stato attuale le malattie della vite vengono contrastate esclusivamente mediante l'uso di sali di rame e zolfo, e i parassiti utilizzando il bacillus Turigensis e piretro ottenuto dal fiore.